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Secondo me, caro dott. Serra, quel mattino, al bar, dove Lei, da buon chierico democratico dello Zeitgeist andava all’oracolo del Volksgeist, il caffè se l’è bevuto corretto. Guardi che il Suo amico Paolo mica a Pannella diceva: “il suo gioco, da tempo, è costruire strutture retoriche insostenibili. Più sono insostenibili, più lo eccita tenerle in piedi”, ma si riferiva a Lei. Badi che ne son ben certo. Ne ho prova empirica. Me l’ha detto proprio il suo amico Paolo, che è anche mio, di amico. Un buon architetto davvero. Le dico cosa, l’altra sera, prima di una partita a tennis, negli spogliatoi, Paolo mi ha confidato: “Guarda Edoardo che io, il Michele, mica lo capisco più, spero non sia la sua abitudine del caffè corretto, al mattino, prima del lavoro, però si fa delle uscite ogni tanto che capisco no. Dice di volersi dare al gioco d’azzardo, una sorta di scommesse clandestine, lo ha chiamato, mi pare, toto-Pannella, ha a che fare col Circo Massimo, credo di avere capito, e con Saddam Hussein, un buon uomo che immagino ami abbastanza, per come bada ai suoi bambini, per spirito paterno, insomma.” Ma continui a sentire, dott. Serra: “Edoardo, Michele è nei guai, pensa che dove lavora, poi, all’Unità, l’ambiente non è dei migliori, per la sua salute. Mi ha detto di strani discorsi, là dentro, del tipo che se non ci fossero i kosovari, con Milosevic ci sarebbe finalmente la Pace e la situazione dei Balcani sarebbe finalmente normalizzata. Dice che così si vivrebbe in una specie di domenica della vita e si potrebbe allora, alleluia, giocare al toto-Pannella, allegramente, per tutto il giorno. E dice anche che il montepremi iniziale lo metterebbe addirittura la Telekom, 900 miliardi circa. Michele sta no bene, Edo, sta no bene. Scusami ma così non riesco proprio più a giocare a tennis. A Michele voglio bene e son preoccupato per lui.”

Le scrivo, dott. Serra, come amico di Paolo. Non mi faccia star male anche lui, lo tranquillizzi.

Cordiali saluti,