Vediamo adesso quali norme deve seguire il cavaliere per tradurre in pratica quanto ho detto finora.

Egli sceglie per il lavoro di addestramento un sito che deve considerare tutto suo (un angolo pianeggiante in campagna, un quarto di maneggio se ne dispone).

Spiego le ragioni di questa esigenza: perché egli possa meglio concentrarsi, perché essendo l’addestramento la premessa sicura per poter conseguire ottimi risultati, ha bisogno di star solo, di trovarsi nelle migliori condizioni per impartire gli ordini al cavallo, ordini precisi e convincenti, tali che l’animale li accetti con assoluta sottomissione. Mi rendo conto, a questo punto, di andare contro corrente, contro coloro cioè che non parlano mai di ordini nei confronti del cavallo e che sono sempre per lo zuccherino, per la carota, per la carezza.

Concepisco diversamente il modo di trattare il cavallo: dico, in proposito, che lo zuccherino e la carota servono, se mai , quale completamento all’alimentazione dell’animale e che la carezza, di fronte a cui il cavallo rimane indifferente in quanto non la capisce, va apprezzata soltanto come simpatica manifestazione esteriore del cavaliere.

Intendo parlare, logicamente, di trattamento in lavoro da non confondere col trattamento in scuderia, ove il cavaliere deve prodigare al cavallo le cure più premurose. Sono nella mia mente e nel mio cuore i vecchi ufficiali dei reparti a cavallo che trascorrevano lunghe ore in scuderia attorno al proprio cavallo e che tornavano a rivederlo, talvolta a notte alta, al rientro in caserma, per abbeverarlo e per dargli un’ultima manciata di fieno. Ritorno, però, all’addestramento per dire che nel sito prescelto, il cavaliere manderà avanti al passo il cavallo a redini lunghe, niente in mano, come si dice comunemente e ciò perché l’animale, lasciato libero di distribuire tutto il suo peso e quello del cavaliere in parti uguali sulle quattro gambe, possa raggiungere, nel movimento, l’equilibrio naturale, equilibrio che rappresenta la base dell’equitazione italiana.

All’occhio poco attento potrebbe sembrare che l’equilibrio ottenuto dal cavallo in atteggiamento rilassato sia diverso da quello che gli si richiede in atteggiamento compresso. Niente di più errato perché in ambedue gli atteggiamenti ed in tutte le andature, il peso cavallo-cavaliere deve essere distribuito, come dinanzi accennato, sulle quattro estremità della cavalcatura in parti uguali.

Giova ripetere, in altre parole, che se il peso grava di più sugli anteriori, si ha uno squilibrio in avanti e che si ha invece indietro quando lo stesso peso grava sui posteriori.

EQUILIBRIO E IMPULSO DEL CAVALLO

Ma il nostro cavaliere vuole mandare ad effetto un piano di lavoro. Ricompone perciò il suo assetto, prende le redini in mano, entra in comunione col cavallo. Se non ha ritenuto di fare un alt per riordinare le proprie idee, la qual cosa è quasi sempre necessaria, continua al passo ed inizia ben presto a sollecitare con i polpacci il costato dell’animale, assecondando, nel contempo, con giusta pressione sulla sella, il movimento in avanti.

Quale effetto si avrà da tale primo intervento? Precisamente questo: che il cavaliere ha già creato dell’impulso grazie al quale il cavallo avrebbe via libera per passare all’andatura superiore. Ma ciò non avviene perché le mani, che hanno percepito subito il contatto giusto con la bocca dell’animale, bloccano il via libera, raccolgono l’impulso con azione appropriata dall’avanti all’indietro e lo restituiscono al cavallo che, per sua naturale costituzione lo accumula in sé, mantenendosi nell’equilibrio naturale. Appare chiaro che più numerose sono le azioni creatrici d’impulso e maggiore è la quantità di impulso che il cavallo accumula. Così, non solo al passo, ma in tutte le andature.

Questo punto è di importanza capitale perché il cavallo, una volta raggiunto quel grado di addestramento, è nella forma migliore per affrontare sia un percorso ad ostacoli, sia una prova di addestramento in rettangolo. In percorso sarà gagliardo, rotondo e scattante sugli ostacoli, grazie alla carica d’impulso che il cavaliere avrà saputo imprimergli n precedenza.

Deve trattarsi, naturalmente, d’impulso nell’equilibrio, per effetto del quale al momento del salto, la bocca del cavallo deve pesare sulla mano non più di quanto pesi una piuma.

Al cavaliere non rimane, da quel punto in poi, che seguire il cavallo in tutta la parabola, seguirlo in avanti col busto e con le mani per quel tanto che è necessario. Non più e non meno di quel tanto, giacché sia l’eccesso sia il difetto mettono il cavallo in crisi, nelle condizioni cioè di commettere errore sull’ostacolo. Farà, infatti, errore di anteriore, come si dice in gergo ippico, se il peso del busto del cavaliere lo ha squilibrato in avanti e lo farà invece di posteriore nel caso opposto. Disturbato nel momento del massimo sforzo, il cavallo trova difficoltà nel sollevare i propri arti fino a toccare ed abbattere l’ostacolo. Nella generalità dei casi, perciò, l’errore sull’ostacolo di giuste proporzioni, non va addebitato al cavallo, bensì a chi lo monta.

Dopo questa digressione, pur sempre in tema di equilibrio, mi riporto al rettangolo, ove vedremo il nobile animale in atteggiamento composto, pieno di energia e pronto ad eseguire gli ordini del cavaliere.

Sta a questi saper continuare ad impartirglieli fino a realizzare, nel piccolo spazio di 60X20, quel che si può dire un ricamo. Inizierà col farlo fermare sugli appiombi e col suo asse in senso normale ad uno dei lati del rettangolo. Otterrà ciò con due azioni coordinate: quella della mani dall’avanti all’indietro per bloccare il treno anteriore e quella delle gambe per inquadrare e contenere il treno posteriore. Man mano che si porta al punto di fermata, il cavaliere deve agire anche con i polpacci sul costato del cavallo, affinché il bipede posteriore si fermi composto ed in posizione di molla compressa.

Voglio completare qui, a proposito dell’azione dei polpacci, quanto ho detto nella terza parte di questo scritto. Debbo dire precisamente che i polpacci servono non solo per creare l’impulso del cavallo, ma anche per far sì che quell’impulso venga mantenuto. Quando il bipede posteriore è ravvicinato a quello anteriore, l’impulso è in atto, il cavallo è in palla, come suol dirsi e l’azione dei polpacci ha raggiunto lo scopo voluto.

ALTRE FINEZZE DEL CAVALIERE IN RETTANGOLO

Mi piace qui, quale vecchio istruttore che ha conservato integra l’impronta dei corsi di Pinerolo e Tor di Quinto e per una innata passione che sviluppai in competizioni e nei caroselli dei carabinieri, interessarmi ancora del cavaliere in rettangolo.

Vorrei aggiungere che nelle andature egli deve sentire in continuazione il ritmo del cavallo; non deve lasciarlo procedere come un cuore ammalato che perde colpi. Gli deve imporre il ritmo con una vigilanza continua e con interventi appropriati.

Gli imponga anche, in tutte le andature, di seguire la linea retta senza circolare. Deve farlo camminare entro il corridoio fatto di mani e di gambe.

Entro tale corridoio lo inviti, dalla posizione di alt, a fare anche passi indietro, a farli ritmati ed in maniera che all’ultimo passo indietro segua immediatamente il primo passo avanti. Perfino chi assiste da terra, non solo il cavaliere che monta, si entusiasma di fronte ad un movimento come questo eseguito alla perfezione. Si vede una macchina animale spostarsi indietro e nuovamente in avanti, senza sbandamenti, agli ordini di un pilota che sa il fatto suo.

Ottenga, sempre con i mezzi più volte indicati, che esegua il passo lungo non accelerato. Il cavallo che ha dell’impulso in potenza, deve sbracciare stando nel ritmo del passo normale. Esiga che sbracci anche al trotto allungato fino a sentirsi librare per aria ad ogni tempo dello stesso trotto. Effettui i cambiamenti di cadenza in modo appariscente. E’ esercizio questo che dà la misura di tutto ciò che si è fatto in precedenza, perché il cavallo rivela qui il proprio grado di docilità e di obbedienza.

Faccia partire il cavallo al galoppo senza piegargli il collo. In equitazione superiore, qual è quella che si pratica in rettangolo, il cavallo deve mantenersi dritto secondo il suo asse, ed al cavaliere non rimane che premere sulla sella con la natica sinistra, aumentare leggermente l’appoggio sulla redine della stessa parte e sollecitare con la gamba destra il posteriore destro se vuole il galoppo sinistro, o viceversa, se vuole il galoppo destro. Con queste azioni egli alleggerisce e agevola il posteriore opposto che deve partire per primo e, automaticamente, si ritroverà al galoppo giusto.

Ricordi, inoltre, che è da recluta inclinare il busto per controllare con lo sguardo se il cavallo è partito bene.

Esegua le volte di otto metri di diametro con azioni impercettibili e con lo guardo rivolto verso il centro. Otterrà un movimento tecnicamente perfetto e artisticamente bello, realizzando in tal modo, l’ideale dell’equitazione che è espressione di tecnica e di arte insieme.

Gen. Eugenio Unali