di Filippo Curatola

Non c’è chi non conosca quel celebre assioma di uno scrittore francese: “Bisogna vivere come si pensa, se non si vuol finire col pensare come si vive”. C’è una profonda verità in quell’assioma: “se la vita non si conforma al pensiero, sarà il pensiero che si conformerà alla vita”.

Una verità, questa, che emerge con forza in questa stagione della storia umana in cui, con una frequenza sempre più inquietante – dentro determinati scenari della vita quotidiana – “ciò che avviene” diventa “ciò che è bene”.

Il tutto, sotto la spinta inesorabile di mass media, sempre più invasivi e potenti; e di legislazioni internazionali e nazionali, sempre più sottoposte alla “dittatura” di una certa “opinione pubblica”, a sua volta artificialmente creata.

Un’opinione pubblica che non si pone nemmeno il problema di non essere “libera”; e che non si interroga su cosa sia necessario per “vivere bene”: un’opinione pubblica che “si adatta”.

Ed “emargina” chi si permette di dire qualcosa di “diverso”.

Emargina, quella opinione pubblica, chi esprime l’idea che “per vivere bene” bisogna “pensare bene”; e chi crede che non solo la vita deve essere coerente con le idee, ma che anche le idee devono essere coerenti con i “principi”: quei “principi” su cui si regge il mondo.

Principi non solo scientifici e metafisici, ma anche etici, sui quali l’uomo ha costruito la vita per millenni. Se li metti in dubbio; se li scardini, é la vita umana che crolla. E il panorama più inquietante non è il presente, ma il futuro.

Quale sarà il futuro dei “piccoli”, che nascono oggi immersi dentro il clima della “dittatura del relativismo”? Decidiamo, mi chiedo, di non pensarci, dato che prima o poi noi ce ne andremo e quel che accadrà non ci riguarda? E’ questa l’eredità che vogliamo lasciare alle generazioni future?

E la Chiesa, dentro questo panorama, che può fare? Adeguarsi al mondo, privilegiando la “prassi pastorale” a discapito della “dottrina viva e perenne”? o gridare al mondo – con amore ed estrema tenerezza – la “verità” che ha ricevuta, che è eterna, ci oltrepassa e ci salva; e deve illuminare la prassi? Solo che – se la grida, quella Verità – la Chiesa non sarà osannata dall’“opinione pubblica globale”.

Riceverà più sberle, che applausi.

Ma ha, oggi, la Chiesa il coraggio di offrire, come Cristo, l’altra guancia, pur di non tacere? Me lo chiedo, nel mio piccolo silenzio.