di Giampiero Maset

TREVISO (3 dicembre) – Un insegnante è stato licenziato per “inettitudine”. Il Tar ha dato ragione alla scuola che, secondo i giudici, “gli aveva lasciato un periodo sufficiente per recuperare o apprendere i fondamenti della materia che aveva accettato disinvoltamente di insegnare”, per cui la destituzione dall’incarico era un atto dovuto.

Si tratta di un caso quasi senza precedenti. I fatti risalgono alcuni anni orsono, ma solo mercoledì scorso il Tar, a cui l’interessato aveva presentato ricorso, si è pronunciato dando ragione alla scuola. È accaduto all’Itis “Galilei” di Conegliano dove il preside, qualche settimana dopo l’inizio dell’anno scolastico, aveva nominato L.V., di Col San Martino, supplente temporaneo in tre classi per l’insegnamento di elettrotecnica nella sede principale dell’istituto e di misure elettriche in una classe della sezione staccata di Vittorio Veneto, ma nel maggio successivo gli aveva dato il benservito.

Per il docente, prima di procedere al suo licenziamento, il preside avrebbe dovuto valutarne l’utilizzabilità in altri compiti e la decisione sarebbe stata adottata senza alcuna preventiva comunicazione formale e visita ispettiva. Ma è risultato che già nel marzo precedente “a seguito di segnalazioni dei genitori degli allievi, il preside aveva ispezionato in presenza dell’insegnante le tre classi”. Ne era emerso che “la programmazione non corrispondeva alle finalità del corso, né alle indicazioni dategli all’atto dell’assegnazione della supplenza” e che “la preparazione degli allievi in elettrotecnica era pressoché nulla e di ciò era responsabile solo il supplente, che, come egli stesso aveva ammesso, fin dall’inizio dell’anno aveva indotto gli allievi a credere che per loro fosse facoltativo lo studio dell’elettrotecnica”.

Inoltre era risultato che “le valutazioni quadrimestrali degli allievi non rappresentavano lo stato della loro preparazione, basate esclusivamente da due compiti in classe, la cui soluzione era stata preventivamente fornita agli allievi dallo stesso insegnante”. Da allora le cose non erano cambiate e una successiva verifica del preside aveva avuto esito “assolutamente sconfortante”. A un mese dalla fine dell’anno era emerso che “dei 69 allievi affidati all’insegnante solo 20 avevano avuto una verifica” e che “continuavano a essere trattati argomenti propedeutici a quelli fondamentali del corso”.

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