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Scommesse Tour de France: gioca con le migliori quote

Scommesse Tour de France

Il Tour de France è la competizione ciclistica maschile a tappe più prestigiosa di Francia. Nell’ambiente del ciclismo su strada, il Tour de France è uno degli avvenimenti sportivi più importanti del mondo, insieme al Giro d’Italia e alla Vuelta spagnola. Il maggiore bookmaker d’Italia SNAI è famoso per le quote vantaggiose che offre, in relazione ai principali eventi sportivi, nazionali ed internazionali. Il sito di SNAI dispone di una sezione interamente dedicata alle scommesse sportive, dove troverete sia le quote, sia i pronostici, necessari per realizzare le giocate, che possono essere singole, ovvero con un solo avvenimento da indovinare, o multiple, con due o più avvenimenti da pronosticare. Scopri i vantaggi di scommettere con SNAI, visitando la pagina delle scommesse sportive.

Tour de France: curiosità sul torneo

Da quando è stato fondato, nel 1903, il Tour de France si è svolto ogni anno, con la sola eccezione dei periodi segnati dalla prima e dalla seconda guerra mondiale. La competizione ha inizio nel mese di luglio e si svolge durante l’arco di tre settimane, su un percorso ogni anno diverso, attraverso il territorio francese ed i paesi limitrofi. Come le altre principali competizioni ciclistiche, anche il Tour de France è uno dei protagonisti del settore delle scommesse sportive. Il prestigio legato a questa competizione, porta ogni anno sempre più appassionati a scommettere sugli avvenimenti che compongono la corsa a tappe più importante di Francia. Il vincitore dello scorso Tour de france e detentore del titolo è l’italiano Vincenzo Nibali, mentre i corridori più titolati sono: Bernard Hinault, Eddy Merckx, Jacques Anquetil e Miguel Indurain. La finalità del Tour de France è la vittoria della classifica generale, come in tutte le corse a tappe, nelle quali sono previste anche altre classifiche accessorie, come la classifica a punti, …

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RIO 2016: Il GAB e i giochi olimpici!

di Filippo Curatola

Non c’è chi non conosca quel celebre assioma di uno scrittore francese: “Bisogna vivere come si pensa, se non si vuol finire col pensare come si vive”. C’è una profonda verità in quell’assioma: “se la vita non si conforma al pensiero, sarà il pensiero che si conformerà alla vita”.

Una verità, questa, che emerge con forza in questa stagione della storia umana in cui, con una frequenza sempre più inquietante – dentro determinati scenari della vita quotidiana – “ciò che avviene” diventa “ciò che è bene”.

Il tutto, sotto la spinta inesorabile di mass media, sempre più invasivi e potenti; e di legislazioni internazionali e nazionali, sempre più sottoposte alla “dittatura” di una certa “opinione pubblica”, a sua volta artificialmente creata.

Un’opinione pubblica che non si pone nemmeno il problema di non essere “libera”; e che non si interroga su cosa sia necessario per “vivere bene”: un’opinione pubblica che “si adatta”.

Ed “emargina” chi si permette di dire qualcosa di “diverso”.

Emargina, quella opinione pubblica, chi esprime l’idea che “per vivere bene” bisogna “pensare bene”; e chi crede che non solo la vita deve essere coerente con le idee, ma che anche le idee devono essere coerenti con i “principi”: quei “principi” su cui si regge il mondo.

Principi non solo scientifici e metafisici, ma anche etici, sui quali l’uomo ha costruito la vita per millenni. Se li metti in dubbio; se li scardini, é la vita umana che crolla. E il panorama più inquietante non è il presente, ma il futuro.

Quale sarà il futuro dei “piccoli”, che nascono oggi immersi dentro il clima della “dittatura del relativismo”? Decidiamo, mi chiedo, di non pensarci, dato che prima o poi noi ce ne andremo e quel che accadrà non ci riguarda? E’ questa l’eredità che vogliamo lasciare …

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Il Data Blog Del Corriere Della Sera.

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Le condanne erano arrivate nel 2013: una pena di 14 mesi per i coniugi ultrasessantenni di Varese che due anni prima avevano avuto i loro gemelli grazie a una madre surrogata di Kiev. Addirittura 5 anni e un mese per quelli di Brescia, genitori anche loro di due bimbi partoriti da una donna ucraina nel 2011. In appello è cambiato tutto: marito e moglie bresciani sono stati prosciolti il 25 marzo scorso, quelli varesini nell’autunno precedente.

A complicare il dibattito di questi giorni sulla gestazione per altri — arrivato in Italia sulla scia della campagna delle femministe francesi per un divieto universale e unitasi alle voci dei cattolici da sempre contrari — ci sono le apparenti contraddizioni della giurisprudenza. La gestazione per altri in Italia è vietata dal 2004, quando è stata varatala legge 40 sulla fecondazione assistita che punisce «con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro» chiunque la «realizza, organizza o pubblicizza». Ma chi ha i soldi e la motivazione necessaria sfida comunque le regole e va all’estero. E la risposta dei tribunali è cambiata nel tempo, seguendo l’evoluzione della giurisprudenza internazionale.

I procedimenti penali

Sono circa un trentina i casi arrivati a processo. «Fino al 2012 di fatto il reato non è mai stato perseguito, poi sono iniziati i procedimenti e a partire del 2013 ci sono state alcune condanne, che però nei gradi successivi di giudizio stanno sfociando tutte in assoluzioni. E nei nuovi casi la tendenza è a non procedere», sintetizza Alexander Schuster, ricercatore dell’Università di Trento ed esperto di diritto comparato. Cosa è cambiato? Intanto le ipotesi di reato: «All’inizio si perseguiva l’alterazione dello stato di famiglia, un reato grave punibile con pene fino ai 15 anni, perché si ritenevano falsi …

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A Michele Serra, Un Giocatore Di Tennis

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Secondo me, caro dott. Serra, quel mattino, al bar, dove Lei, da buon chierico democratico dello Zeitgeist andava all’oracolo del Volksgeist, il caffè se l’è bevuto corretto. Guardi che il Suo amico Paolo mica a Pannella diceva: “il suo gioco, da tempo, è costruire strutture retoriche insostenibili. Più sono insostenibili, più lo eccita tenerle in piedi”, ma si riferiva a Lei. Badi che ne son ben certo. Ne ho prova empirica. Me l’ha detto proprio il suo amico Paolo, che è anche mio, di amico. Un buon architetto davvero. Le dico cosa, l’altra sera, prima di una partita a tennis, negli spogliatoi, Paolo mi ha confidato: “Guarda Edoardo che io, il Michele, mica lo capisco più, spero non sia la sua abitudine del caffè corretto, al mattino, prima del lavoro, però si fa delle uscite ogni tanto che capisco no. Dice di volersi dare al gioco d’azzardo, una sorta di scommesse clandestine, lo ha chiamato, mi pare, toto-Pannella, ha a che fare col Circo Massimo, credo di avere capito, e con Saddam Hussein, un buon uomo che immagino ami abbastanza, per come bada ai suoi bambini, per spirito paterno, insomma.” Ma continui a sentire, dott. Serra: “Edoardo, Michele è nei guai, pensa che dove lavora, poi, all’Unità, l’ambiente non è dei migliori, per la sua salute. Mi ha detto di strani discorsi, là dentro, del tipo che se non ci fossero i kosovari, con Milosevic ci sarebbe finalmente la Pace e la situazione dei Balcani sarebbe finalmente normalizzata. Dice che così si vivrebbe in una specie di domenica della vita e si potrebbe allora, alleluia, giocare al toto-Pannella, allegramente, per tutto il giorno. E dice anche che il montepremi iniziale lo metterebbe addirittura la Telekom, 900 miliardi circa. Michele sta no bene, Edo, sta no bene. Scusami ma così …

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Bicisport mtb team: il progetto, la storia della divisa, la evoluzione

IL PROGETTO “MOUNTAIN BIKE TEAM” IDEATO DA EMMEGIPRESS, CON LA COLLABORAZIONE DI BICISPORT.

Il progetto “Mountain Bike Team” è nato per incrementare la presenza di nuovi atleti appassionati della MTB nel Bicisport (Firenze).

Un obiettivo arduo, considerando che la presenza degli atleti effettivi, cioé coloro che partecipavano assiduamente alle gare, era di cinque o sei persone.

Grazie però a loro si è sviluppata l’idea di questo progetto, ideato appunto da Emmegipress con la cooperazione logistica e tecnica del Bicisport.

ATLETI MTB SENZA UNA IDENTIFICATIVA CONNOTAZIONE.

L’arrivo del partner Emmegipress ha fatto in modo nel studiare una strategia, sia di comunicazione sia di marketing, per ampliare e diffondere l’esistenza di quegli atleti i quali utilizzavano nelle gare, ma anche nelle escursioni, la divisa ufficiale del team stradista.

Questo è quanto risulta dai notiziari del Bicisporteam e dalle foto.

DAL PROGETTO ALLA REALTA’

Dall’idea alla realtà e, nel 2007, dopo vari bozzetti, ecco nascere la divisa del gruppo, con il logo identificativo “Mountain Bike Team”. Il progetto “MTB”, il quale era suddiviso in Racing e Touring, aveva però bisogno di una comunicazione specifica, per ottenere poi degli sponsor.

Il gruppo MTB nasce quindi effettivamente con il Racing e viene battezzato a Monteriggioni, in occasione della gara, ove venne presentata la nuova divisa (vedasi foto a lato); essa si componeva di maglia e salopette estiva.

La stampa di settore, locale, nazionale ma anche estera, pubblicò il comunicato, redatto dall’addetto stampa del Bicisport, Federico Mattaliano, seguendo poi l’evoluzione sportiva del gruppo “MTB Racing”, grazie al partner Emmegipress il quale ha fornito tutto l’appoggio possibile per diffondere l’esistenza di questo gruppo.

I COLORI DELLA DIVISA MTB TEAM SONO STORICI

Il colore azzurro della vecchia divisa del gruppo MTB Racing sono storici, poiché con questi la squadra stradista è salita sul podio del giro delle Dolomiti …

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Rugby Magners. Benetton soccombe, il Cardiff vince 19-7/ Commenti su Twitter – Il Gazzettino

PORDENONE – Due funzionari della Regione Friuli Venezia Giulia sono indagati per corruzione per aver costituito, insieme ad un imprenditore trevigiano, una società per lo sfruttamento di una concessione per la derivazione di acque, necessaria per la realizzazione di una centrale idroelettrica, rilasciata dal loro ufficio.

L’indagine condotta dalla guardia di finanza ha permesso di accertare che, quale compenso non dovuto per aver svolto la loro attività d’ufficio (non risulta infatti che la concessione sia stata rilasciata in violazione di norme o regolamenti), i due funzionari hanno ottenuto un doppio vantaggio: il primo è quello di entrare in società, «investendo» 43.000 euro; il secondo è quello di veder decuplicare in un anno il valore delle proprie quote per effetto dell’ingresso in società di un altro finanziatore e della realizzazione da parte della società dell’impianto idroelettrico.

I due funzionari della Regione sono Stefano Lanfrit, di 43 anni di Pinzano al Tagliamento, e di Diego Fonn, di 45 anni di Pordenone, già rinviato a giudizio con l’accusa di concussione in un altra inchiesta legata allo sfruttamento della ghiaia dei torrenti, per la quale ero stato anche arrestato. Nell’indagine è accusato di corruzione impropria anche l’imprenditore, Giuseppe Carpené, di 43 anni residente a Oderzo (Treviso). Il progetto, che ha ottenuto le concessioni nel 2009 ha portato alla realizzazione di una centrale idroelettrica a Cordenons (Pordenone) per un valore stimato di oltre 7,5 milioni di euro.

Secondo l’accusa i funzionari avrebbero ottenuto un doppio compenso non dovuto per aver svolto la loro attività d’ufficio: si tratta dell’ingresso nella società, con investimenti di 11 e 32 mila euro (coperti da un prestito fatto da Carpené), ma soprattutto della valorizzazione che le loro quote hanno ottenuto. In un anno si sono decuplicate: il valore complessivo è ora 364 mila euro che sono state sequestrate e affidate …

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